Riflessione sulla Lontananza e sul Futuro del Sud Italia

Da diverso tempo non vivo più in modo stabile nella mia terra d'origine, Banzi, in Basilicata. La mia vita oggi si svolge soprattutto in Sicilia, una terra che mi ha accolto con calore, fatta di persone buone, ospitali e genuine che mi hanno fatto sentire da subito a casa. Qui ho trovato l'amore, tanti amici e un senso di famiglia che, forse, prima davo per scontato.

Eppure, la Basilicata resta e resterà sempre la mia terra madre. Lì ci sono la mia famiglia, la mia comunità, la mia parrocchia, le radici e quei legami affettivi profondi che non si cancellano, neppure con la distanza. Non è un luogo che appartiene al passato: è una parte viva della mia identità, che pulsa ogni volta che torno.

Ogni rientro diventa occasione di riflessione, e sento il bisogno di condividere qualche pensiero con chi, come me, vive lontano dalla propria terra.

La distanza non divide: crea due realtà che scorrono insieme

Troppo spesso viviamo la lontananza come una frattura, come se esistessero "due vite" separate: quella nella terra in cui si vive e quella nella terra da cui si proviene. In realtà, possiamo scegliere una visione diversa: due realtà che scorrono in parallelo e si intrecciano, grazie ai rientri, alle telefonate, ai legami che resistono e maturano.

Ho imparato ad ampliare il concetto di casa:

  • c'è la casa della quotidianità, quella in Sicilia;

  • e la casa affettiva, quella della Basilicata.

Entrambe sono vive. Lo dico spesso a mia moglie: abbiamo due case, e siamo fortunati ad averle.

Questa visione parallela è più matura e sana emotivamente: trasforma la distanza da perdita ad arricchimento, perché ci permette di vedere con maggiore consapevolezza ciò che davvero conta.

La lontananza come valore e non come mancanza

Costruire ponti è più bello che costruire muri. La distanza, se vissuta con intelligenza, ci insegna a:

  • valorizzare quello che prima davamo per scontato;

  • essere più presenti – davvero presenti – nelle relazioni familiari e comunitarie;

  • sentirci parte di più mondi senza dover scegliere uno contro l'altro.

La tecnologia aiuta: videochiamate, messaggi, gruppi, iniziative condivise. Il senso di appartenenza non deve sbiadire perché cambia il codice di avviamento postale.

Ma perché siamo costretti ad andare via? Lo spopolamento del Sud

Questa riflessione personale non può ignorare un tema più grande che riguarda tutti: lo spopolamento del Sud Italia.

Paesi come Banzi, e tante altre realtà lucane, pugliesi, calabresi e siciliane, vedono da anni diminuire la loro popolazione. I giovani partono per studiare, per lavorare o semplicemente per cercare opportunità che non trovano a casa propria. E spesso, una volta andati via, rientrare diventa difficile.

La lontananza allora non è più solo una scelta, ma una conseguenza.

Le cause principali:

  • mancanza di opportunità lavorative qualificate;

  • infrastrutture insufficienti;

  • pochi servizi per giovani e famiglie;

  • scarsa valorizzazione del patrimonio territoriale e culturale;

  • investimenti lenti o poco coordinati.

Eppure, il Sud ha un potenziale enorme: umano, culturale, ambientale, turistico, agricolo e tecnologico.

Come far restare (e tornare) i giovani? Alcune possibili strade

Non esistono ricette magiche, ma esistono direzioni chiare:

1. Lavoro vero e di qualità

Il primo passo per invertire lo spopolamento è creare opportunità professionali concrete sul territorio:

  • incentivi per startup e imprese innovative;

  • cooperative giovanili in agricoltura, turismo e servizi sociali;

  • smart working stabile supportato da infrastrutture digitali solide.

2. Comunità vive e partecipative

I giovani restano dove sentono di poter costruire:

  • spazi di incontro e coworking;

  • associazionismo giovanile;

  • iniziative culturali e sportive;

  • coinvolgimento diretto nella vita amministrativa.

3. Economie locali che parlano al futuro

Il Sud non può vivere solo di nostalgia. Servono:

  • progetti di economia circolare;

  • valorizzazione delle tradizioni in chiave moderna;

  • turismo lento e sostenibile;

  • agritech, energie rinnovabili, artigianato digitale.

4. Una nuova idea di ritorno

Non tutti torneranno a vivere stabilmente nella loro terra d'origine.
Ma molti possono:

  • rientrare periodicamente,

  • investire in un progetto locale,

  • mantenere attivi i legami,

  • partecipare anche da lontano alla vita del paese.

Questo nuovo modo di essere "presenti a distanza" può davvero fare la differenza.

Tenere insieme le radici e le ali

Io oggi vivo così: con le radici in Basilicata e le ali in Sicilia.
E credo che questa possa essere una metafora utile anche per immaginare un futuro diverso per le nostre comunità.

Non dobbiamo scegliere tra partire o restare. Possiamo partire senza spezzare e restare senza rinunciare.

Possiamo portare dentro di noi due case, due terre, due comunità:
una che ci ha dato l'inizio e una che ci aiuta a crescere.

La distanza non è una condanna.
Se la viviamo con consapevolezza, può diventare un ponte.
E sui ponti, si va e si viene.
E soprattutto, ci si incontra.

Donato Riccardi 9/12/2025

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